Termini doganali e di conformità per gli importatori
Importare nell’Unione significa mettere insieme una piccola collezione di numeri e registrazioni, ciascuno rilasciato da un ente diverso per uno scopo diverso. Due di essi — l’EORI e il codice merceologico — servono prima ancora che qualcosa possa essere sdoganato. Gli altri dipendono da cosa vendi.
Gli ultimi tre — dazio antidumping, CBAM ed EPR — sono quelli che sorprendono, perché si applicano a merci ordinarie e non si vedono nell’aliquota di dazio che sei andato a cercare. In Italia l’EPR passa dal CONAI e dai consorzi di filiera, e dal 2023 porta con sé anche l’etichettatura ambientale obbligatoria.
Numero EORI
L’identificativo che le autorità doganali usano per la tua impresa in tutta l’Unione. Obbligatorio per qualsiasi importazione o esportazione commerciale, rilasciato gratuitamente dalla dogana del tuo paese.
Punti pratici
Un solo numero copre tutti e 27 gli Stati membri: non ne serve uno per paese. La richiesta si fa di norma online, in Italia presso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sulla base della partita IVA, e richiede giorni anziché settimane. Falla prima che la merce arrivi: un container fermo in porto mentre ti registri accumula controstallie.
Non è una partita IVA e non la sostituisce. Un’impresa può avere l’EORI senza partita IVA, e viceversa.
Codice HS (codice merceologico)
La classificazione numerica della tua merce. Insieme al paese di origine decide l’aliquota di dazio, le eventuali restrizioni all’importazione e se si applicano misure antidumping.
Quanto scende nel dettaglio
Le prime sei cifre sono la voce HS internazionale. L’Unione la estende a dieci cifre in TARIC, e l’aliquota può differire tra codici quasi identici. Due prodotti indistinguibili a catalogo possono stare a diversi punti percentuali di distanza.
Di chi è la responsabilità
Tua, in quanto importatore, non del fornitore. I fornitori tirano a indovinare con regolarità, e una classificazione sbagliata significa dazio ricalcolato più sanzioni, a volte anni dopo. Prendi il codice che ti danno come punto di partenza e verificalo in TARIC.
TARIC
La banca dati della Commissione europea con aliquote daziarie, restrizioni all’importazione e misure commerciali, consultabile per codice merceologico e paese di origine.
Cosa controllarci
Tre cose, in quest’ordine: l’aliquota di dazio per il tuo codice e la tua origine, se si applicano misure antidumping o di salvaguardia, e se è richiesta una licenza o un certificato.
La terza è quella che si salta ed è quella che ferma una spedizione alla frontiera. Un’aliquota si può mettere a budget; un certificato mancante non si ripara mentre il container accumula controstallie.
Dazio antidumping
Un dazio aggiuntivo applicato sopra l’aliquota normale su merci precise provenienti da paesi precisi, imposto dove l’Unione ha accertato una vendita sotto il valore normale. Le aliquote arrivano regolarmente a due cifre.
Dove morde
Misure europee di lunga data coprono tra l’altro biciclette e biciclette elettriche, elementi di fissaggio in acciaio, stoviglie e piastrelle in ceramica e pannelli solari dalla Cina. Alcune aliquote superano il 60 %, e questo trasforma un margine sostenibile in una perdita.
Le misure sono specifiche per prodotto e per fabbricante: la stessa merce uscita da uno stabilimento nominato può avere un’aliquota diversa da quella di uno non nominato. Controlla prima di ordinare, non quando il container è in porto.
CBAM (adeguamento del carbonio alla frontiera)
Un onere europeo sul carbonio incorporato in certe merci importate — acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno ed elettricità — pensato per pareggiare il costo del carbonio che i produttori europei già pagano.
Chi riguarda
Gli importatori delle merci coperte, individuate dal codice merceologico. Se importi viteria in acciaio o profilati in alluminio ti riguarda anche se sei un piccolo commerciante e non un acquirente industriale.
Sta fuori dalla catena consueta dazio più IVA, quindi non comparirà in un calcolo del costo sdoganato se non lo aggiungi apposta.
EPR (responsabilità estesa del produttore)
L’obbligo di registrarsi e pagare la raccolta e il riciclo degli imballaggi, delle apparecchiature elettriche o delle pile che immetti su un mercato. La registrazione è nazionale, non europea.
Perché i venditori restano fregati
Non è materia doganale né fiscale, quindi sfugge a chi ha sistemato con cura entrambe. I marketplace ormai controllano i numeri di registrazione e sospendono le inserzioni che ne sono prive. In Italia il perno è l’adesione al CONAI e ai consorzi di filiera, con il contributo ambientale dovuto per materiale.
Il contributo si paga a tonnellata di materiale immesso al consumo, e questo rende il peso dell’imballaggio un costo diretto: un motivo in più per non esagerare con la scatola. Dal 2023 si aggiunge l’etichettatura ambientale obbligatoria.
GPSR (sicurezza generale dei prodotti)
Le regole europee che impongono a un prodotto di consumo di avere una persona responsabile identificabile stabilita nell’Unione, marcature di tracciabilità e informazioni di sicurezza — applicabili da dicembre 2024.
Cosa significa in pratica
Ogni prodotto ha bisogno di un operatore economico nominato nell’Unione che possa essere contattato sulla sicurezza. Un venditore stabilito fuori dall’Unione non può essere quella persona e deve nominarne una.
Le inserzioni devono inoltre riportare i dati del fabbricante, l’identificazione del lotto o del modello ed eventuali avvertenze nella lingua del mercato. I marketplace lo verificano e rimuovono le inserzioni che ne sono prive.