Termini IVA per chi vende all’estero

L’IVA transfrontaliera ha un vocabolario piccolo e una grande capacità di generare confusione, soprattutto perché diversi di questi regimi si somigliano e coprono cose diverse. OSS e IOSS distano una lettera e un continente; il reverse charge non è un regime a cui si aderisce ma una regola che ti si applica.

Ogni termine qui sotto parte da cos’è, poi da cosa copre, poi da cosa viene comunemente confuso. Le aliquote e le amministrazioni citate sono quelle di un venditore stabilito in Italia: 22 % di aliquota ordinaria, l’Agenzia delle Entrate di fronte, e il Sistema di Interscambio come binario obbligato della fattura.

OSS (sportello unico IVA)

Un regime che permette di dichiarare l’IVA sulle vendite transfrontaliere a privati di altri paesi dell’Unione con un’unica dichiarazione trimestrale in Italia, invece di aprire una posizione in ciascuno di quei paesi.

Quando si applica

Appena le vendite transfrontaliere a consumatori europei superano i 10.000 € l’anno devi applicare l’aliquota del paese di destinazione. L’OSS è il modo in cui la maggior parte dei venditori gestisce poi la burocrazia: un’iscrizione dal portale dell’Agenzia delle Entrate, una dichiarazione, un versamento, che l’Agenzia ripartisce tra gli Stati membri.

Puoi anche aderire volontariamente sotto soglia, e conviene quando le aliquote di destinazione sono più basse del 22 % italiano.

Cosa non copre

L’OSS segue le vendite, non la merce. I beni spediti da un magazzino in un altro Stato membro sono lì una vendita interna e richiedono una registrazione locale — nessuna soglia ti protegge. Non serve nemmeno a recuperare l’IVA assolta all’estero.

Soglia OSS

IOSS (sportello unico per le importazioni)

Un regime per i beni spediti a consumatori europei da paesi terzi in spedizioni fino a 150 € di valore. Incassi l’IVA all’import al momento del pagamento e la dichiari mensilmente, così il pacco non viene fermato all’arrivo.

Perché conta commercialmente

Senza IOSS l’acquirente paga l’IVA all’import alla consegna, più le spese di presentazione del corriere — spesso da 5 a 15 €. Quelle spese al cliente danno molto più fastidio dell’imposta, e producono consegne rifiutate e contestazioni.

La confusione tipica

L’IOSS non è l’OSS. L’OSS copre i movimenti interni all’Unione, l’IOSS le importazioni dall’esterno. Sono regimi separati con iscrizioni separate.

Il limite di 150 € vale per spedizione e non per articolo, ed esonera solo dal dazio: l’IVA è dovuta dal primo centesimo.

Il regime IOSS spiegato passo per passo

Una sola registrazione. Ci si registra in un unico Stato membro e si riceve un numero IM valido in tutta l’Unione. Il venditore stabilito fuori dall’UE si registra tramite un intermediario stabilito nell’Unione, che presenta le dichiarazioni e risponde in solido — salvo che il suo paese abbia un accordo di assistenza reciproca con l’UE.

Al carrello. Si applica l’aliquota del paese dell’acquirente, per le spedizioni con valore intrinseco fino a 150 €. Il valore intrinseco è la merce da sola: trasporto e assicurazione indicati separatamente non concorrono alla soglia.

Alla frontiera. Il numero IM va nella dichiarazione doganale, non nella fattura all’acquirente. Arriva in dogana tramite chi dichiara il pacco — corriere o operatore postale — ed è lì che il regime salta più spesso: senza numero nella dichiarazione la dogana riscuote l’IVA all’importazione una seconda volta, dall’acquirente, alla consegna.

Ogni mese. Una dichiarazione, un pagamento, per tutti gli Stati membri serviti; registrazioni conservate dieci anni. Il regime copre solo l’IVA — sotto i 150 € il dazio non c’è, e sopra i 150 € la spedizione esce del tutto dall’IOSS.

Reverse charge

Un meccanismo in cui è l’acquirente, e non il venditore, ad assolvere l’IVA. Fatturi senza imposta a un’impresa con partita IVA di un altro paese dell’Unione, e quella la registra nella propria liquidazione.

Cosa richiede

Una partita IVA valida del cliente, verificata al momento dell’operazione, e una fattura con la dicitura di non imponibilità — nel ciclo elettronico, il codice natura corretto nell’XML. Contano entrambe: l’esenzione poggia sulla validità del numero, non sulla parola del cliente.

Dove sta il rischio

Da te. Se il numero risulta invalido, l’Agenzia delle Entrate chiede l’IVA al cedente e non al cliente che ha comunicato il numero sbagliato. Conservare il numero di consultazione del VIES insieme alla fattura è la prova consueta di aver verificato.

VIES

Il servizio della Commissione europea che conferma se una partita IVA europea esiste ed è abilitata agli scambi transfrontalieri. Interroga in tempo reale la banca dati di ciascuno Stato membro.

Cosa significa un esito negativo

Non sempre che il numero sia falso. Le cause frequenti sono un’impresa con partita IVA nazionale ma non inclusa nell’archivio VIES, una posizione cessata, oppure una banca dati nazionale temporaneamente irraggiungibile — un disservizio in un paese ha esattamente l’aspetto di un numero invalido.

Conserva la prova

Ogni interrogazione restituisce un numero di consultazione. Conservarlo insieme alla fattura è il modo di dimostrare la diligenza se in seguito emerge che la posizione del cliente era cessata. Verifica al momento dell’operazione, non una volta all’apertura dell’anagrafica.

Formato partita IVA

IVA all’import differita

Un regime presente in diversi Stati membri che consente di assolvere l’IVA all’importazione nella dichiarazione periodica invece di pagarla alla frontiera e recuperarla dopo. In Italia non esiste un meccanismo generale di questo tipo.

Cosa cambia e cosa no

L’importo è identico; si sposta solo il calendario. Invece di pagare allo sdoganamento e aspettare settimane il rimborso, dichiari e detrai nella stessa liquidazione, con saldo zero.

Per un importatore regolare è uno dei maggiori miglioramenti di capitale circolante disponibili — dove esiste. In Italia l’IVA all’importazione si paga in dogana e si detrae poi, quindi la leva sulla cassa va cercata altrove: nei regimi doganali sospensivi, nel deposito IVA o, per gli esportatori abituali, nel plafond. Sono strumenti diversi con condizioni diverse: verificali con il tuo spedizioniere e con il commercialista prima di contarci.

Costo sdoganato

Soglia de minimis

Il valore sotto il quale non si paga dazio: 150 € per spedizione nell’Unione. Non esonera dall’IVA all’importazione, dovuta dal primo centesimo.

La parte che si capisce male

La vecchia franchigia IVA di 22 € per le spedizioni di modico valore è stata abolita nel 2021. È il motivo per cui i pacchi dall’Asia hanno smesso di costare poco: l’esenzione dal dazio resta, quella dall’IVA no.

Spezzare un ordine in più spedizioni per restare sotto i 150 € è trattato come elusione quando la merce è stata ordinata insieme, ed è esattamente lo schema che i sistemi doganali cercano.

Da altre sezioni

← Glossario