Il dazio dipende da tre cose, non da una
L’aliquota di dazio non dipende dal prodotto come lo descrivete voi, ma da tre elementi insieme: la classificazione tariffaria, l’origine e il valore in dogana. Cambiatene uno e cambia l’importo.
La classificazione è un codice a dieci cifre nella nomenclatura TARIC. È quella che decide l’aliquota, ed è anche quella che si sbaglia più spesso: due articoli che il commercio chiama allo stesso modo possono ricadere in due voci diverse a seconda del materiale o dell’uso. L’origine non è il paese di spedizione ma quello in cui la merce è stata prodotta o sufficientemente trasformata, e un accordo commerciale può azzerare l’aliquota, a condizione di poterlo dimostrare.
Il valore in dogana, infine, è il valore CIF: merce, trasporto e assicurazione fino alla frontiera dell’UE. Non è quindi la sola fattura del fornitore, e questa è la prima fonte di scarto fra il calcolo fatto prima e la liquidazione che arriva.
L’IVA all’importazione è una questione di cassa
L’IVA all’importazione si calcola sul valore in dogana più il dazio stesso. Si paga dunque IVA su un’imposta, il che sorprende, ma è la regola.
Per un’impresa con partita IVA quell’imposta è detraibile: esce dalla cassa e vi rientra. Pesa sul capitale circolante, non sul margine — a condizione di poterla recuperare. In Italia l’IVA all’importazione si assolve in dogana e si detrae con la bolletta doganale nella liquidazione periodica; chi ha lo status di esportatore abituale può importare in sospensione entro il proprio plafond, e chi opera in deposito IVA la assolve con reverse charge all’estrazione. Non tutti gli Stati membri funzionano allo stesso modo, ed è un argomento concreto quando si sceglie dove sdoganare.
L’aliquota applicata è quella del paese di destinazione, non quella del venditore: lo stesso container immobilizza cassa diversa a Varsavia e a Genova. I valori in vigore per ciascuno Stato membro stanno nella tabella delle aliquote IVA nell’UE.
La linea dei 150 €, e ciò che non fa
Sotto i 150 € di valore intrinseco le spedizioni sono esenti da dazi. Non sono esenti da IVA: è dovuta dal primo euro, da quando nel 2021 è caduta la franchigia per le spedizioni di modico valore.
Il valore intrinseco è la sola merce, senza trasporto né assicurazione. Una spedizione da 140 € di merce più 20 € di porto resta sotto la soglia, anche se la fattura dice 160 €.
Ciò che cambia davvero da un caso all’altro non è l’importo dell’IVA ma chi la incassa. Se il venditore è iscritto allo IOSS, l’IVA è stata pagata al momento dell’ordine e alla consegna non viene chiesto nulla. Altrimenti il corriere la anticipa, la riaddebita e ci aggiunge le proprie spese di sdoganamento — spesso 10 o 20 €, che su un pacco da 30 € pesano più dell’imposta stessa.
Chi risulta importatore è chi detrae
Sulla dichiarazione compare un importatore, e uno soltanto. È lui a dovere i dazi, ed è lui — e nessun altro — a poter detrarre l’IVA all’importazione.
Da qui la trappola del DDP. Comprare in DDP è comodo: il fornitore sdogana e consegna da voi, non vedete né dogana né scartoffie. Ma se sdogana a proprio nome, è il suo numero EORI a comparire sulla dichiarazione e l’IVA all’importazione è sua, non vostra. L’avete pagata dentro il prezzo senza avere un documento con cui recuperarla.
Su volumi regolari quel divario del 22 % non si recupera trattando sul prezzo. È il bilancio illustrato in DDP o DAP.
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Domande frequenti
No, sotto quella soglia i dazi non si applicano. L’IVA invece è dovuta, dal primo euro. La soglia si misura sul valore intrinseco, cioè la sola merce, senza trasporto né assicurazione.
No. Il dazio è un’imposta sull’ingresso della merce, calcolata sul valore CIF e persa definitivamente. L’IVA all’importazione si calcola su quel valore più il dazio, e un’impresa con partita IVA può detrarla. Una è un costo, l’altra è cassa.
Li paga il fornitore e li mette nel suo prezzo. Il punto importante sta altrove: se sdogana a proprio nome, è lui l’importatore ai fini doganali ed è lui a poter detrarre l’IVA all’importazione. Voi l’avete pagata senza poterla recuperare.
Sì, non appena presentate una dichiarazione doganale a vostro nome. È gratuito, ne basta uno per tutta l’UE e si ottiene in qualche giorno lavorativo. Meglio chiederlo prima del primo container che durante.