Importare dalla Cina nell’UE: quanto paghi davvero
Il preventivo della fabbrica è il numero attorno a cui si pianifica, ed è la parte più piccola del totale. Nolo, dazio, IVA all’importazione e sdoganamento aggiungono con regolarità dal 40 al 60 per cento sopra — e poiché ognuno si calcola su quello prima, sommare le percentuali dà la risposta sbagliata in entrambe le direzioni.
La catena, in ordine
valore in dogana = merce + nolo fino alla frontiera UE + assicurazione dazio = valore in dogana × aliquota daziaria base IVA = valore in dogana + dazio + spese di sdoganamento IVA all’import = base IVA × aliquota del paese di destinazione costo sdoganato = tutto quanto sopra, sommato
Due cose sorprendono. Il dazio si paga anche sul nolo e non solo sulla merce, perché il valore in dogana è il valore CIF — costo, assicurazione e nolo fino al punto di entrata. E l’IVA si calcola sopra il dazio, non accanto.
Il trasporto dentro l’Unione dopo lo sdoganamento è un tuo costo ma non fa parte del valore in dogana, quindi non paga dazio. È un argomento reale per sdoganare a Genova o a Trieste invece che a Rotterdam quando la merce finisce in Italia, anche se il nolo marittimo sembra identico.
Un esempio svolto
Un pallet di stoviglie in ceramica, 500 pezzi, consegnato in Italia:
- Merce 10.000 · nolo marittimo fino alla frontiera 1.200 · assicurazione 60
- Valore in dogana = 11.260
- Dazio al 12 % = 1.351,20
- Sdoganamento e movimentazione = 150
- IVA all’import al 22 % su 12.761,20 = 2.807,46
- Totale che esce dal conto = 15.568,66
Cioè il 55,7 % sopra il prezzo di fattura. Ma se l’IVA all’import la detrai, la tua base di costo vera è 12.761,20 — il 27,6 % sopra la fattura, ovvero 25,52 a pezzo.
Entrambi i numeri contano e rispondono a domande diverse. Il primo è quello che ti serve in banca il giorno dello sdoganamento. Il secondo è quello contro cui fai i prezzi.
In Italia il primo numero resta intero: l’IVA all’importazione si paga in dogana e si detrae dopo, nella liquidazione periodica. Non esiste un reverse charge generale all’import come in Francia. La prova della detrazione, dal 2022, non è più la bolletta doganale cartacea ma il prospetto di riepilogo ad uso contabile, che scarichi dal portale dell’Agenzia delle Dogane: è quel documento che il tuo commercialista deve registrare, e recuperarlo mesi dopo è molto più noioso che scaricarlo il giorno stesso.
Il dazio non è un numero solo
Si chiede «l’aliquota di dazio del mio prodotto» come se fosse una proprietà del prodotto. È il risultato di tre ingressi: il codice merceologico, il paese di origine ed eventuali accordi preferenziali tra quel paese e l’Unione.
La Cina non ha accordi preferenziali con l’Unione, quindi le importazioni pagano l’aliquota standard della nazione più favorita. Vanno dallo 0 % sulla maggior parte di computer e telefoni al 12 % su tessili e ceramica e al 14 % sulle biciclette.
L’aliquota varia dentro una categoria più di quanto ci si aspetti. Due prodotti identici a catalogo possono stare in codici diversi separati da diversi punti. Fatti dare il codice dal fornitore, poi verificalo tu in TARIC: i fornitori tirano a indovinare, e a pagare l’indovinello sei tu. Il metodo è in come trovare il codice HS.
Il dazio antidumping: quello che rovina gli affari
È la voce che trasforma un’importazione redditizia in una perdita, e si applica sopra il dazio normale, su merci precise da paesi precisi.
Sulla Cina pesano misure antidumping di lunga data su biciclette e biciclette elettriche, elementi di fissaggio in acciaio, stoviglie e piastrelle in ceramica, pannelli solari e una lista rotante di altri prodotti. Le aliquote non sono marginali: arrivano largamente a due cifre e in qualche caso superano il 60 %.
Le misure sono inoltre specifiche per prodotto e per fabbricante: la stessa merce uscita da uno stabilimento nominato può avere un’aliquota diversa da quella di uno non nominato. Controlla prima di ordinare, non quando il container è a La Spezia. A quel punto restano solo pagare, abbandonare o riesportare.
La soglia dei 150 € non fa quello che si crede
Le spedizioni sotto i 150 € sono esenti da dazio. Non sono esenti dall’IVA all’importazione: quella franchigia è stata abolita nel 2021, ed è il motivo per cui i pacchi dall’Asia hanno smesso di costare poco.
Spezzare un ordine in più spedizioni per restare sotto soglia è trattato come elusione quando la merce è stata ordinata insieme, e la dogana cerca esattamente quello schema.
Se vendi spedizioni simili a consumatori europei, l’IOSS è il regime che ti permette di incassare l’IVA al checkout invece che far fermare l’acquirente alla consegna con spese di presentazione. Quelle spese l’acquirente le detesta molto più dell’imposta — il dettaglio è in l’IVA all’import sotto i 150 €.
Gli Incoterms decidono chi paga cosa — leggili prima di accettare
EXW vuol dire che ritiri alla porta della fabbrica e tutto quello che viene dopo è tuo. Economico in fattura, caro nella pratica, e ti rende responsabile dello sdoganamento all’export cinese, che dall’estero è scomodo.
FOB mette la merce a bordo a spese del fornitore. È lo standard ragionevole per i container.
DDP sembra il più semplice — il fornitore consegna alla tua porta, dazi pagati. È quello da guardare con sospetto. Spesso non vedrai la dichiarazione doganale, potresti non poter detrarre l’IVA all’import perché la dichiarazione non era a tuo nome, e se il valore dichiarato era ottimista il debito può tornare da te come importatore effettivo.
Il preventivo DDP apparentemente conveniente e l’IVA non detratta spesso si annullano a vicenda, con il rischio documentale in omaggio. Il confronto completo è in DDP o DAP.
Prima di fare l’ordine
- Fatti dare il codice merceologico e verificalo tu in TARIC
- Cerca misure antidumping su quel codice, specificamente per la Cina
- Verifica se ti riguarda il CBAM — copre ormai acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti e idrogeno
- Concorda gli Incoterms in modo esplicito, e preferisci FOB a DDP senza una buona ragione
- Passa il calcolatore del costo sdoganato con preventivi di nolo veri, non con stime
- Controlla la conformità del prodotto: marcatura CE, regolamento sulla sicurezza generale dei prodotti e registrazione degli imballaggi in ogni paese in cui venderai
- Assicurati di avere un numero EORI prima che la nave arrivi, e che finisca davvero sulla dichiarazione
Il penultimo punto frega più venditori della dogana. La merce può passare la frontiera senza un intoppo e restare invendibile perché nessuno ha registrato gli imballaggi — in Italia si passa dal CONAI, e l’adesione si fa prima della prima immissione al consumo: vedi EPR e registrazione degli imballaggi.
Domande frequenti
Per un’impresa con diritto a detrazione è cassa e non costo: paghi in dogana e detrai in liquidazione. In Italia quella cassa esce davvero, perché non c’è un meccanismo generale di reverse charge all’import. Pianifica la liquidità sul lordo e fai i prezzi sul netto.
No, ed è la strada più rapida verso un problema serio. I valori in dogana sono confrontati con prezzi di riferimento, e la sottovalutazione porta sanzioni oltre al dazio ricalcolato. Certi fornitori lo propongono. Rifiuta.
Sì, per qualsiasi importazione commerciale nell’Unione. È gratuito, lo rilascia l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sulla base della tua partita IVA, e richiede giorni anziché settimane. Chiedilo prima che la merce arrivi, non dopo.
La dogana converte con un cambio ufficiale mensile pubblicato a quello scopo, non con quello che ti ha fatto la banca il giorno in cui hai pagato il fornitore. Aspettati una piccola differenza tra quanto hai pagato e quanto mostra la dichiarazione.
È il documento che dal 2022 sostituisce la vecchia bolletta doganale cartacea come prova per la detrazione dell’IVA all’importazione. Si scarica dal portale dell’Agenzia delle Dogane con il numero MRN della dichiarazione. Chiedilo al tuo spedizioniere o scaricalo tu, ma fallo subito: senza quel documento la detrazione non si registra.